Le parole di Mons. Nervo – Testimonianza (1 di 4)

Nel mese di agosto vi proponiamo una breve rassegna di quattro testi di mons. Giovanni Nervo, sacerdote, fondatore di Caritas Italiana e testimone appassionato della carità vissuta come stile di Chiesa. Un’occasione per conoscere più da vicino il suo pensiero e lasciarci provocare dalla sua capacità di leggere i bisogni del tempo con uno sguardo evangelico, attento alle persone e alle comunità. Quattro brevi letture per riscoprire un’eredità ancora oggi attuale.


Nelle nostre Caritas accadono ogni giorno tanti piccoli e grandi segni di bene. Ma raccontarli è davvero necessario? Spesso ci diciamo che il bene va fatto in silenzio, la sinistra non sappia ciò che fa la destra. Ma cosa ne pensava don Giovanni Nervo?

E come raccontare il bene senza cercare protagonismi, bensì lasciando al centro le persone, le relazioni e l’opera di Dio nella vita concreta?

Per aiutarci a riflettere sul valore del raccontare il bene che ogni giorno si fa e si vive, lasciamoci guidare dalle parole di don Giovanni Nervo, che richiama il significato profondo della testimonianza come forma credibile di annuncio e di servizio.


Testimonianza

Da alcuni anni a questa parte è entrato nel gergo ecclesiale sempre più frequentemente il termine «testimonianza». Perché? Nel linguaggio laico si usa quasi solo nei tribunali, dove le persone vengono sentite come testimoni. Nella Chiesa una volta si chiamavano persone a fare una predica, una meditazione, una conferenza. Oggi molto spesso si chiede una testimonianza, soprattutto davanti ad assemblee di giovani.

L’espressione non è nuova ed è squisitamente biblica […]. Gesù prima di lasciare i suoi apostoli dice loro: «Avrete forza dallo Spirito Santo, che scenderà su di voi e mi sarete testimoni […] fino agli estremi confini della terra» (At 1,8).

[…] La nostra predicazione, le nostre catechesi, la nostra evangelizzazione non sono altro che la trasmissione, a questa generazione, della testimonianza cristiana degli apostoli. Ma agli uomini di oggi non bastano più i predicatori, i maestri; chiedono i testimoni, come felicemente diceva Paolo VI: «Gli uomini di oggi sono più pronti ad ascoltare testimoni che maestri, e se ascoltano maestri, li ascoltano perché sono testimoni». Di fronte ai problemi di oggi, e ai grandi interrogativi fondamentali, i giovani chiedono una testimonianza, che dà loro sicurezza. La testimonianza aiuta anche nel difficile compito di rievangelizzare i battezzati che non si sentono più cristiani o non vivono più da cristiani. Soltanto la testimonianza, cioè il messaggio vissuto, incarnato, può raggiungerli in modo credibile ed efficace.

  1. Nervo, Educare alla carità. Per una Chiesa credibile, EDB, Bologna 1990, 101-103.