Nel mese di agosto vi proponiamo una breve rassegna di quattro testi di mons. Giovanni Nervo, sacerdote, fondatore di Caritas Italiana e testimone appassionato della carità vissuta come stile di Chiesa. Un’occasione per conoscere più da vicino il suo pensiero e lasciarci provocare dalla sua capacità di leggere i bisogni del tempo con uno sguardo evangelico, attento alle persone e alle comunità. Quattro brevi letture per riscoprire un’eredità ancora oggi attuale.
In questo nuovo testo Mons. Nervo ci invita a riscoprire una dimensione essenziale della carità, spesso tralasciata dalla fretta di trovare risposte concrete e soluzioni: l’ascolto. Prima ancora di dare consigli, occorre accogliere l’altro con attenzione, rispetto e discrezione. È nell’ascolto autentico che nasce l’incontro, si illumina il cammino di chi è nel dubbio e prende forma una misericordia concreta, capace di farsi vicinanza e accompagnamento.
In questo senso, ascoltare diventa il primo passo della carità. Quanto tempo davvero riusciamo a dedicare all’ascolto? E quanto le persone accanto a noi hanno il desiderio di raccontarsi, ci cercano e richiedono la nostra attenzione in questo?
Consigliare i dubbiosi
Che cosa significa consigliare i dubbiosi? Non significa distribuire consigli, […] più che parlare significa ascoltare, farsi specchio a un altro perché possa vedere più chiaro dentro sé stesso, per poter fare le proprie scelte. «La tua parola, Signore, è lampada che illumina i miei passi» […]. Non è facile trovare chi è disposto ad ascoltare con attenzione, con rispetto, con discrezione: è qui l’opera della misericordia. Perché allora «consigliare i dubbiosi» è un’opera di misericordia? Per mettersi disinteressatamente in ascolto del nostro fratello che è nell’incertezza e nel dubbio, bisogna amarlo come Dio ci ama e si fa luce ai nostri passi […].
Come possiamo esercitare questa opera di misericordia? Per i genitori può significare mettere a disposizione tempo e attenzione per ascoltare i figli nei loro problemi senza avere fretta di fare prediche; per l’insegnante può significare non considerare i propri alunni solo come allievi che ascoltano lezioni, che fanno compiti, che rispondono alle interrogazioni, che ricevono voti e che sono da promuovere o da bocciare, ma anche come giovani che stanno diventando uomini, che spesso hanno problemi, che hanno bisogno di confidarsi e di confrontarsi con qualcuno […]; per ognuno può significare sapersi fermare quando troviamo lungo il nostro cammino chi ha perduto la strada e non sa per quale parte andare e a chi chiedere la direzione per il proprio cammino. Si tratta di accettare di essere come un piccolo porto dove uno può fermarsi un po’, riposarsi, verificare la direzione e riprendere la navigazione […].
G. Nervo, Educare alla carità. Per una Chiesa credibile, EDB, Bologna 1990, 35-47.

