Le parole di Mons. Nervo – Conversione (4 di 4)

Nel mese di agosto vi proponiamo una breve rassegna di quattro testi di mons. Giovanni Nervo, sacerdote, fondatore di Caritas Italiana e testimone appassionato della carità vissuta come stile di Chiesa. Un’occasione per conoscere più da vicino il suo pensiero e lasciarci provocare dalla sua capacità di leggere i bisogni del tempo con uno sguardo evangelico, attento alle persone e alle comunità. Quattro brevi letture per riscoprire un’eredità ancora oggi attuale.


L’amore per i fratelli, soprattutto per i più poveri e fragili, è davvero al centro delle nostre comunità? Le parole di mons. Nervo oggi ci provocano e ci interrogano con una serie di domande dirette e concrete sulla qualità della nostra vita cristiana e sulla pratica della carità. 

Lasciamoci dunque interpellare da queste domande, accogliendole come un invito alla conversione personale e comunitaria, per rendere sempre più visibile il Vangelo della carità nelle nostre scelte quotidiane.


Conversione

Noi chiamiamo comunemente «buoni cristiani» i cristiani «praticanti». Praticanti che cosa? La messa alla domenica e la confessione e la comunione almeno nelle feste principali e a Pasqua. Il Signore ci aveva dato un altro segno per riconoscere i «buoni cristiani», cioè la pratica della carità: «Da questo riconosceranno che siete dei miei, se vi amate fra di voi come vi ho amato io» […]. Le nostre comunità risplendono soprattutto per l’amore fraterno, per l’esercizio semplice e quotidiano delle opere di misericordia spirituali e corporali? Dove sono i vecchi, i bambini di nessuno, le prostitute, i carcerati […]?

I poveri sono veramente al centro dell’attenzione e dell’impegno delle nostre comunità cristiane, delle famiglie cristiane, delle congregazioni religiose? Eppure il progetto di Dio è molto chiaro. Quale progetto di Dio in ordine alla carità? Lo troviamo disegnato nel Vangelo e abbozzato nella vita delle prime comunità cristiane […]. La preghiera che ci ha insegnato Gesù è il Padre nostro. Ora, quando più persone si rivolgono insieme a una stessa persona chiamandola «padre», vuol dire che sono e si riconoscono fratelli a tutti gli effetti. Questo è dunque il disegno del Signore: che viviamo come famiglia di Dio […]. Un amore aperto a tutti, che non esclude alcuno, ma che ha particolare attenzione per chi ha più bisogno di amore perché è in difficoltà: il figlio prodigo, i pubblicani, la Maddalena; dichiara beati i poveri, coloro che soffrono, gli oppressi; si fa presente nei più deboli e ci assicura che giudicherà la nostra vita dal modo con cui l’avremo trattato nei poveri. […]

G. Nervo, Educare alla carità. Per una Chiesa credibile, EDB, Bologna 1990, 11-14.